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Tiziana Tafani - And we can be heroes

David Bowie

E’ una storia piccola. Ma non mi risparmierò nessuno scivolone sentimentale, per cui quelli che credono che essere cinici o non provare sentimenti sa molto più cool, stiano pure fuori, che tanto non mi offendo.
Non avevo ancora gli anni scritti a due cifre, abitavo nella casa più bella del mondo, e la televisione non aveva ancora incontrato il disastro dei feuilleton a puntate. Trasmettevano un film, quel pomeriggio, che mi lasciò per giorni inchiodata ad un batticuore inspiegabile. La trama mi sfuggiva, ma l’immagine di quell’uomo etereo con il cappotto blu nella casa davanti al lago mi accompagnò per lungo tempo. Non sapevi chi fosse, eppure il turbamento mi perseguitava.
Non passarono tanti anni. Io, nel frattempo, avevo intrapreso con vaghezza il mio cammino verso l’inquietudine e non abitavo già più nella casa più bella del mondo.
Mi avevano esiliato, e passavo i pomeriggi in compagnia di una radio, da cui, in un altro pomeriggio di grazia – avevo da poco cominciato ascrivere i miei anni a due cifre – esplose qualcosa che a tutt’oggi non so esprimere a parole, un sentimento di forza, una specie di grido feroce che non ha mai smesso di ricordarmi quanto sono viva, tutte le volte che la ascolto.
Poi misi insieme le due cose, quando ormai era troppo tardi per dimenticarsi che gli ormoni non sono per niente un affare simpatico, e decisi una volta per sempre che quel giovane magro mi piaceva tantissimo.
Non mi innamorai soltanto di lui, mi innamorai per davvero di un ragazzo che lo ascoltava e che scriveva sul muro della propria stanza le cose che gli passavano per la testa.
Mi ero innamorata di un miracolo, ma ero troppo giovane per capirlo, spesso ci si incontra troppo tardi, ma è peggio quando ci si incontra troppo presto, perché allora per tutto il resto della vita avrai la consapevolezza della perdita infinita che è stata la tua vita.
Capitò che durante gli anni universitari mi avvicinassi ad un film con un titolo stravagante, Merry Christmas, Mr Lawrence, dove quel ragazzo magro, magro e biondo, quella specie di padreterno, moriva conficcato nella terra per avere baciato un giapponese, mentre David Sylvian si struggeva nei lamenti dei suoi colori proibiti.
E anche questo tracciò un passaggio definitivo nella mia vita, perché mi avvicinò sempre di più alla mutevolezza dell’amore, che per me è radicato in qualcosa che non è né maschio né femmina, che non ha un solo colore, cha ha talmente tante forme da riassumersi, per sottrazione, in quella superba espressione che Dio aveva concesso ad un uomo. Essere David Bowie.
Mi sono arresa definitivamente a questo sogno che mi appariva ridicolo quando la prima cifra dei miei anni era diventata dispari ed io avevo deciso che David Bowie apparteneva a quei soavi deliri che la mia cupa adolescenza, e severa, mi aveva negato.
Per lunghi anni, quando - e mi capita spesso – la disperazione soverchiava la fermezza del passo io mi fermavo ad ascoltarlo, a guardarlo, a ricordare la corsa che faceva su un ponte dall’altra parte del mondo per andare a baciare una donna cinese, quella voce così cupa da rasentare la ferocia che non si capiva in quale parte del suo essere tenesse celata.
Lo sapevano tutti, nessuno era tenuto escluso dal countdown del Major Tom, che si inginocchiava a recitare il Padre Nostro per quell’amico, come lui di talento dannato, che ci aveva lasciati nell’incredulità che un essere umano potesse toccare con la voce la potenza del cielo, e certo, era lui, era Freddy Mercury,
E stamattina, quando ho compreso che il senso di quel silenzio era il limite al frastuono della sua morte, per lunghissimi minuti sono rimasta a ricordarmi che la prima cifra dei miei anni era tornata dispari,
Hanno scritto di tutto su di lui, , hanno anche scritto che fosse cinico e spietato, ed io penso che ne avesse tutti i diritti, riappropriarsi di qualcosa che fosse almeno pari alla grandezza che ci aveva restituito mi sembrava un prezzo onesto da pagare.
Io lo ricordo diversamente, ricordo quella sua bellezza, tanto bella da essere oscena, mi porto appresso il dolore di sapere che se ne sia andato, senza che io lo avessi mai abbracciato.

Tiziana Tafani