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Rocca S. Angelo - Luogo Celestiale - di Elisabetta Fratellini

Partendo da Petrignano, percorrendo, per un breve tratto, via del Ponte per poi svoltare a sinistra al primo crocevia, dopo circa 6,5 Km, si raggiunge Rocca Sant’Angelo.

Questo piccolo borgo, incastonato in un paesaggio di olivi e querce, è un vero incanto. E’ un luogo di storia, di natura, di pace, è un luogo del silenzio, è un luogo del cuore.

Rocca S. Angelo, è un castello ubicato al centro del sistema collinare che fa da sponda alla Valle del Chiascio, sul lato a tramontana.

Il percorso del Chiascio, anticamente, segnava il confine tra le due città rivali di Assisi e di Perugia e per difendere il proprio contado, in età medievale ciascuna di esse fortificò con castelli le vette dei colli sugli opposti spartiacque. Il versante assisano vede succedersi i castelli di Beviglie, Tordibetto, Sterpeto, Rocca Sant’Angelo, San Gregorio e sulla piana Palazzo; il versante perugino i castelli di Castel d’Arno, Ripa, Sant’Egidio, Civitella d’Arna, Collestrada e, sulla piana nei luoghi ove avvennero le battaglie più cruente, i castelli di Petrignano e Torchiagina.

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Non sappiamo esattamente a quando risalga la costruzione del castello di Rocca Sant’Angelo, esso compare nei documenti più antichi sotto il nome di “Rocciçola” o anche di “Rocchiçola“, e poi Rocchicciola.

Questo castello assisano è documentato in modo certo, a partire dal 1232,in quanto è nominato in un elenco delle ville e dei castelli del contado di Assisi che erano tenuti a pagare la tassa del focatico alla città dominante. Compare come una delle 52 balìe del comune di Assisi con il nome di “balia della Rocchicciola” e vi sono censiti 44 fuochi, corrispondenti a una popolazione di circa 220/250 abitanti, possiamo dedurne che fosse un castello piuttosto popolato considerato che, nello stesso periodo, nel castello di Petrignano erano stati censiti solo 60 abitanti.

Rocca S. Angelo, essendo un altro avamposto assisano verso Perugia, subì, proprio per la sua posizione, numerosi assalti da parte dei perugini e passò, più volte, nel corso del 1300 sotto la dominazione del capoluogo, ed è proprio per difendersi dalle continue guerre che nel 1380 la località venne fortificata.

Nei primi mesi del 1442, Rocca S. Angelo cadde sotto gli attacchi di Antonio Attendolo (detto il Ciarpellone) braccio destro del Duca Francesco I Sforza.

Nel 1479 vennero consolidate le mura e venne costruito il torrione (tùrrione in roccaiolo).

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Nel 1532 venne fatta costruire la fonte pubblica, che, successivamente, in tempi relativamente recenti, è stata spostata, rispetto alla posizione originaria, al di sotto della strada di accesso al borgo. La fonte, dopo lungo periodo di abbandono, è stata, da poco tempo, ristrutturata, cosicché ancora oggi è possibile vedere gli abbondanti getti d’acqua che ne escono a ciclo continuo. Fino agli anni 80’ i roccaioli vi attingevano l’acqua da servire durante i pasti, e l’andare “giù la fonte” come dicevano loro, era una gradevole occasione per incontrarsi e per scambiare due chiacchiere.

Purtroppo, non ci sono molti dati sul numero di abitanti di questo antico castello nel corso degli anni: l’unica certezza è che tra il 1666 ed il 1712 era abitato da circa 100 contadini dediti alla coltivazione di vite e ulivo.

Oggi, soltanto poche famiglie animano ancora il borgo. Gli abitanti, nei mesi invernali, non arrivano alla decina, ma la Rocca (così viene chiamata da chi ce l’ha nel cuore), è un borgo dal fascino assoluto, dove regnano il silenzio e la tranquillità.

Se arriverete in paese in una sera d’inverno, vi sembrerà di trovarvi in un presepe, nel borgo, spesso avvolto da una leggera foschia, regna il silenzio assoluto, l’unico suono è quello piacevolissimo dell’acqua della fonte che scorre, potrà capitarvi di incontrare i pochi, fortunatissimi, abitanti che vi risiedono tutto l’anno. E, allora, vi accorgerete di una particolarità, i roccaioli sorridono sempre.

Se, invece, arriverete in estate, troverete il borgo un po’ più popolato, perché durante la bella stagione, ospita i proprietari delle seconde case che amano trascorrere a Rocca S. Angelo brevi periodi di vacanza e di relax assoluto, in estate gli unici piacevoli suoni, oltre alle voci allegre dei residenti, sono il canto delle cicale e degli uccelli.

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Il paese si sviluppa a partire da un castello con una struttura urbana di grande interesse storico databile intorno al XIV secolo, recentemente ristrutturato dopo il terremoto del 1997.
La fortificazione è molto ben conservata, presenta due porte di accesso: una situata a valle, formata da un arco a tutto tondo, e l’altra che guarda verso il monte, una tipologia questa comune alla maggior parte degli insediamenti distribuiti lungo il crinale del colle.

Uscendo dalla porta a monte, appena fuori dalle mura, si trova una meraviglia assoluta, la chiesa di S. Maria della Rocchicciola, con annesso il convento attualmente sede di Adveniat, una piccola Comunità di suore francescane, nata dall’ispirazione di un frate minore conventuale, padre Augusto Drago, agli inizi degli anni ’80.
S. Maria della Rocchicciola è, sicuramente, il valore aggiunto del paese.
La chiesa è nata insieme alla fondazione di uno dei primi conventi francescani, fuori dall’abitato, concepito come un piccolo romitorio dove potessero meditare e pregare i primi seguaci di San Francesco.
Alcuni studiosi hanno identificato Rocca Sant’Angelo nell’antica Roccabrizia, una località nei dintorni di Assisi presso la quale si sarebbe svolto un episodio della vita di san Francesco riferito nello Speculum Perfectionis, quando il poverello riprese un frate che sparlava di un povero.
Dell’antico convento restano intatti la struttura e il chiostro.
La chiesa di Santa Maria della Rocchicciola è ornata da stupendi affreschi risalenti ai secoli XIV e XVI, di scuola giottesca e perugina, che impreziosiscono le pareti e il catino absidale, tra questi San Francesco riceve le stimmate (Maestro di Figline 1310 circa), la Madonna con i Santi (Bartolomeo Caporali 1487), la Pala d’Altare raffigurante la Madonna in trono tra San Francesco e Sant’Antonio e l’Arcangelo Michele e Dio Eterno, attribuiti allo Spagna, è inoltre presente un bellissimo Crocefisso in legno attribuito a Matteo da Gualdo, originariamente il crocefisso si trovava nella chiesa di San Paolo, dentro le mura, e solo successivamente, durante i lavori di ristrutturazione successivi al sisma del 1997, è stato collocato in Santa Maria della Rocchicciola. Gli abitanti di Rocca S. Angelo sono molto legati a questo bellissimo crocefisso in legno e pare che, agli inizi del 1900, allertati dal suono delle campane a martello, i roccaioli armati di forconi, rincorsero i frati che volevano trasferirlo in Assisi, ed ebbero la meglio, riuscendo a mettere in fuga i frati, a rientrare in possesso del crocefisso ed a riportarlo al suo posto alla Rocca.
In Santa Maria della Rocchicciola, inoltre, era venerata la sacra immagine della Madonna che si riteneva miracolosa. Per questo motivo la chiesa è anche; meno propriamente, denominata Santa Maria in Arce, dal latino arx, arcis cioè rocca, baluardo, fortezza, questo appellativo è riferito proprio a Maria quale fortezza salda sulla roccia che è Dio, baluardo di difesa nel combattimento spirituale e rifugio dalle insidie del maligno.
La chiesa e il convento furono fondati nella seconda metà del secolo XIII dai francescani. Il convento è uno dei più antichi di tutta l’Umbria. Nel 1380 Paoluccio Trinci ottenne il convento per i frati dell’osservanza.
Verso il 1464 tornò nella mani della comunità conventuale alla quale appartiene ancora oggi. I numerosi affreschi votivi all’interno della chiesa ci fanno intuire l’importanza che questo luogo poteva avere in passato, affreschi del Trecento, Quattrocento e Cinquecento che vanno a decorare tutte le pareti interne del santuario.

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Sono state raccolte  nel corso degli anni molte pubblicazioni che parlano o citano questa piccola località dell'assisano, detta anche Rocchicciola, che tanto è stata tanto amata dal poeta e scrittore danese Giovanni Joergensen il quale la definì "paesello perso fra i monti umbri".
La prima visita di Joergensen a Rocca è dei primi giorni di agosto del 1894 ma questa fu seguita da altre visite nel 1916, 1923, 1928, 1938, egli, durante i suoi soggiorni ad Assisi, non perdeva occasione di recarsi a Rocca S.Angelo ove amava molto intrattenersi con gli abitanti del luogo di cui apprezzava la semplicità, la gentilezza e la cordialità.
Rocca S.Angelo inoltre, è stata definita "luogo celestiale" dallo studioso di storia francescana Edouard Schneider nel 1927.
Mentre il Broussolle che ha compiuto vari viaggi in Umbria tra il 1891 ed il 1895 molto probabilmente era già passato nel paesello, visto che nel 1895 nella Revue de Clerge Francais parla del suo viaggio alla "Rocca di Assisi".
E comunque, a prescindere da chi per primo sia rimasto affascinato da Rocca S. Angelo quello che è certo è che questo piccolo borgo è davvero un “luogo celestiale”, da conservare, apprezzare, da amare e da far conoscere.
Sarebbe bello se all’interno delle mura potesse riprendere vita l’antica bottega gestita per tanto tempo dal compianto Francesco Famiani (detto Checco), persona gentile e amata da tutti, della bottega ricordo ancora l’odore di cose buone e le voci dei paesani che vi giocavano a morra e che vi si intrattenevano per pomeriggi interi.
Il borgo potrebbe tornare a nuova vita se solo si incentivasse la creazione di un punto di ristoro all’interno delle mura, che, insieme alla organizzazione di piccoli eventi culturali come mostre d’arte, concerti di musica classica, renderebbero indimenticabili le visite di un turismo di alto livello che, per sua natura, il paese potrebbe attrarre se fosse fatto conoscere adeguatamente, magari inserito, insieme agli altri castelli del Chiascio in un itinerario turistico fatto di storia, cultura, sport, natura, e perché no, anche del nostro ottimo cibo.

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